Si chiama “Hic Manebimus Optime” la Stiftung di Vaduz dei fratelli che controllano la società degli aperitivi. La proprietà del gruppo è in Lussemburgo e rimanda a una fiduciaria di Torino


VADUZ (Liechtenstein)Hic Manebimus Optime, qui staremo benissimo. Chissà cosa ha spinto i fratelli Luca e Alessandra Garavoglia, azionisti di maggioranza del Gruppo Campari, a utilizzare questa frase dell’antica Roma per dare il nome alla Fondazione di famiglia registrata in Liechtenstein nel febbraio di due anni fa.

Per capirlo bisogna forse tornare indietro al 390 avanti Cristo, durante il Sacco di Roma, e affidarsi al racconto dello storico Tito Livio. In quel momento i Galli Senoni guidati da Brenno assediano la città, che poi incendieranno. Il Senato vuole abbandonare la Capitale per ritirarsi a Veio con la popolazione ma un centurione al comando di un drappello di uomini ordina di piantare la bandiera proprio davanti alla Curia e sentenzia: “Hic manebimus optime”: qui staremo benissimo. Nel tempo la frase è diventata un’espressione di risolutezza, un motto per indicare la volontà di non abbandonare un luogo o una determinata posizione.

Luca Garavoglia, presidente del Gruppo Campari

Ma cosa intendono Luca Garavoglia – cittadino svizzero residente a Montecarlo, stando ai documenti societari – 35° italiano più ricco del mondo con un patrimonio personale di 2,7 miliardi di dollari nella classifica di Forbes, e sua sorella Alessandra, 42ma nella graduatoria degli italiani con 4,2 miliardi di dollari di ricchezza, con quella frase: qui staremo benissimo?

E perché proprio in Liechtenstein?

Il regno delle Stiftung

Forse bisogna venire qui, a Vaduz, capitale di un piccolo paradiso fiscale stretto tra la Svizzera e la Germania a tre ore di macchina da Milano, per comprendere meglio perché il 16 febbraio 2023 Luca e Alessandra Garavoglia decidono di creare la “Foundation Hic Manebimus Optime”.

Quel giorno le avvisaglie delle indagini avviate dal Nucleo economico-finanziario della Guardia di Finanza di Milano sono ancora lontane. Forse l’inchiesta deve ancora partire o deve ancora dispiegare la sua potenza. Gli ultimi effetti di quel ciclone si sono manifestati qualche giorno fa, quando il Gip del Tribunale di Monza, su richiesta della Procura, ha sequestrato un pacchetto di azioni della Campari per un valore di quasi 1,3 miliardi di euro.

I titoli sono controllati dalla Lagfin, la holding lussemburghese dei Garavoglia che possiede oltre il 50% delle azioni (e più dell’80% dei diritti di voto) della Davide Campari-Milano NV, società che è alla testa di un gruppo internazionale con quasi 3,7 miliardi di fatturato e oltre 161 milioni di utile nel 2024.

L’inchiesta della magistratura – è bene precisarlo per tutti gli investitori che hanno acquistato azioni della società – non coinvolge minimamente la Campari, quotata in Borsa e del tutto estranea alle indagini, ma punta più in alto, direttamente alla Lagfin, al presidente e azionista del gruppo, Luca Garavoglia, e a un manager della multinazionale. I magistrati ipotizzano il reato di evasione fiscale attraverso dichiarazioni fraudolente in merito a una fusione societaria transnazionale sulla quale – sempre secondo l’accusa – non sarebbe stata pagata l’exit tax su 5,3 miliardi di plusvalenze. Si vedrà come andrà a finire. Ma intanto la società e i diretti interessati respingono tutti gli addebiti e ribadiscono di aver sempre seguito le indicazioni della legge.

La Hic Manebimus Optime

La sede della “Foundation Hic Manebimus Optime” è un edificio moderno dipinto di bianco, dalle forme squadrate. Una specie di torre triangolare di vetro sulla facciata tenta di abbellire la costruzione ma l’impressione è quella di una vecchia fortezza declinata in stile moderno, rozza e non molto elegante.

La sede della Fondazione a Vaduz

In verità, questa è davvero una fortezza. Dentro queste mura sono registrate oltre 500 tra società e Stiftung, come vengono definite le fondazioni del Liechtenstein. E questo accade perché qui c’è la sede della Fundationsanstalt. È una delle più vecchie società di Vaduz, fondata quasi un secolo fa, nel 1930. Registra fondazioni e imprese, ne cura gli aspetti legali, fiscali e societari mettendo a disposizione i propri professionisti. Il suo nome e il suo indirizzo sono finiti alcuni anni fa nei Panama Papers e nei Paradise Papers.

In Liechtenstein le Stiftung non hanno per obiettivo soltanto la beneficenza ma possono esercitare anche attività lucrative commerciali, possono controllare il patrimonio del nucleo familiare e possono possedere immobili e società comportandosi quasi come una vera holding.

Luca Garavoglia è il presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione. Nel Cda siedono Alessandra Garavoglia, identificata come cittadina italiana residente in Svizzera, Carlo Rosa, Eugenio Barcellona, Johannes Michael Burger e Thomas Stefan Ingelfinger.

Gli obiettivi della Fondazione

Secondo lo statuto, la Fondazione ha diversi obiettivi riguardo alle partecipazioni della famiglia nella Davide Campari-Milano NV o in società controllate dal gruppo Campari o dalla lussemburghese Lagfin.

La registrazione della Fondazione nel Liechtenstein

Il primo obiettivo è mantenere la titolarità delle partecipazioni strategiche al fine essenziale di garantire la massima omogeneità, compattezza e continuità di controllo attraverso i diritti di volta in volta detenuti.

Il secondo è quello di esercitare i diritti inerenti alle partecipazioni strategiche o alla direzione strategica al fine di garantire che la gestione, in particolare del Gruppo Campari, sia sempre orientata alla massima redditività sostenibile a lungo o lunghissimo termine nel rispetto di alcuni principi guida: assoluta separazione tra proprietà e gestione; etica del lavoro; lealtà all’istituzione; materialità e sobrietà; perseguimento dell’eccellenza collettiva e individuale; promozione dell’innovazione e creatività; responsabilità; riconoscimento dei meriti e remunerazione adeguata.

L’obiettivo finale è il “beneficio economico dei fondatori e dei membri del Consiglio di amministrazione”.

C’è poi l’aspetto delle risorse finanziarie da destinare a scopi di beneficenza. Si tratta di 500mila euro per sostenere, tra l’altro, individui meritevoli per contribuire al progresso economico, scientifico, culturale e artistico della comunità di riferimento.

I classici latini e greci

Chissà se l’amore per la storia classica sia un retaggio degli studi compiuti da Luca Garavoglia dai gesuiti dell’Istituto Leone XIII di Milano, frequentato prima dell’Università Bocconi. Certo è che Hic Manebimus Optime è un nome originale per una fondazione che sembra avere soprattutto funzioni simili a una holding familiare.

Ma le lingue antiche sembrano essere una costante. La Lagfin stessa risulta amministrata da due soci accomandatari (cioé incaricati di gestire la holding lussemburghese) dai nomi di origine classica. Il primo socio è la Aurantium SA, anch’essa lussemburghese, il cui appellativo richiama il termine latino che indicava l’arancio, o l’arancio amaro. La seconda è la Artemisia Management SA, sempre registrata in Lussemburgo. Un nome di origine greca, Artemisia, derivato dalla dea della caccia Artemide, poi ripreso per indicare un genere di piante come l’assenzio. Oggi, secondo il sito di Lagfin, è rimasta soltanto quest’ultima a gestire la holding dei fratelli Garavoglia.

Le innumerevoli fusioni societarie e la stringatezza del registro delle imprese del Lussemburgo rendono difficile ricostruire il resto della storia.

Cosa ci sia più in alto di Aurantium e Artemisia – cioè in che modo i fratelli Garavoglia controllino queste due società – resta un segreto. Anche perché ufficialmente Aurantium (se ancora esiste) e Artemisia fanno capo non a una altisonante società che riporta agli antichi romani ma a una più prosaica P. Fiduciaria, Corso Vittorio Emanuele II 95, Torino. La fiduciaria della banca privata svizzera Pictet.

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