Exor ha confermato le trattative con il gruppo greco Kyriakou per la vendita del gruppo Gedi, la società editoriale che pubblica i quotidiani la Repubblica e la Stampa ma che è anche proprietaria di Radio Deejay, M2O e Radio Capital. La famiglia Kyriakou possiede un impero mediatico internazionale, soprattutto nel mondo delle televisioni.
I tre fratelli
Ma chi sono i Kyriakou? La famiglia è composta da tre fratelli, figli dell’armatore Minos Kyriakou morto nel 2017. Il suo impero è stato ereditato da Xenofon, Theodoros e Athina, che Minos aveva avuto dalla prima moglie. Xenofon, il primogenito, è nato al Pireo il 7 febbraio 1972 e risiede a Lake Mary, in Florida. Theodoros, il secondogenito, è venuto alla luce il 10 febbraio 1974 e risiede ad Atene, come la sorella Athina, l’ultima nata il 13 marzo 1980.
I tre fratelli detengono saldamente il controllo di un business che non comprende soltanto i media televisivi ma anche quello originario dei trasporti marittimi, del real estate e degli investimenti finanziari.
La cassaforte di famiglia è in Lussemburgo. E’ la K Group Holding, una società fondata nel 2015 con il nome di 4K Group Holding. I soci erano quattro società che facevano capo rispettivamente al capofamiglia e ai suoi tre figli. Minos Kyriakou e il secondo genito Theodoros figuravano tra gli amministratori. Dopo la morte di Minos le quote del padre sono state redistribuite fra i tre figli, che oggi controllano la cassaforte di famiglia con il 33,33% ciascuno. La società ha cambiato nome di K Group Holding.

Xenofon controlla la sua partecipazione attraverso la società lussemburghese Altavista Global Holdings. Theodoros tramite la Globecast Holdings e Athina attraverso la Praxis Global Investments. Le tre società sono state tutte costituite lo stesso giorno, il 20 ottobre 2014, davanti al medesimo notaio lussemburghese. Poi, nel marzo 2015, ognuna di loro ha assorbito una società gemella irlandese che portava l’identico nome dell’entità lussemburghese. Probabilmente le partecipazioni nel K Group erano detenute dalle holding domiciliate in Irlanda.
La cassaforte di famiglia
Secondo l’ultimo bilancio depositato in Lussemburgo, relativo al 2021, la cassaforte di famiglia, K Group Holding, controlla dieci società, che a loro volta ne possiedono altre (ma le cose potrebbero essere cambiate nel frattempo). Complessivamente, le partecipazioni finanziarie valevano allora oltre 438 milioni di euro.
La più rilevante è l’olandese Antenna Group Bv, controllata al 100%. A Londra figura la Antenna Capital Partners, in Grecia la Antenna Group Sa. A Cipro ci sono invece la K Group Real Estate – Aviation, la K2 Asset Management, la Progressco Finance e la Progressco Holdings. A Guernsey, nelle Isole del Canale, la Luminous Capital GP e la Luminous Capital Investments. Infine, in Lussemburgo la Luminous Capital Investments GP.
Alla fine del 2022 il board della holding ha deciso di distribuire agli azionisti un dividendo di poco più di 28 milioni di euro: circa 27,9 milioni alla Globecast Holding di Theodoros Kyriakou e il resto alla Praxis Global Investments di Athina Kyriakou. L’anno si era chiuso con una perdita di poco più di un milione di euro ma con utili portati a nuovo per 265,2 milioni di euro. La cassaforte è piena di liquidità.
Le holding dei fratelli
Anche le tre holding personali dei fratelli Kyriakou sembrano navigare a gonfie vele. La società di Theodoros registrava nel 2022 circa 119,2 milioni di euro di utili portati a nuovo, quella di Athina 65,9 milioni di liquidità e quella di Xenofon 70,5 milioni. Oltre al 33,33% del K Group ognuna delle tre holding aveva in portafoglio altre società. Tutte e tre controllavano ciascuna anche il 33,33% dell’olandese Antenna Pay Tv BV e della cipriota AR Inblue US. La società più ricca di partecipazioni è la Globecast del secondogenito Theodoros. Possiede ulteriori entità a Cipro, Malta e nel Regno Unito.
Nel gruppo di famiglia rientra anche la londinese Antenna Capital Partners LLP, che svolge l’attività di adviser di due fondi di investimento (Luminous Capital Investments LP a Londra e Luminous Capital Investments SCSp in Lussemburgo) e di un veicolo d’investimento irlandese, il Media Capital Partners Icav.
I sauditi
Le indiscrezioni sull’acquisto del gruppo Gedi riportano la possibilità che ad affiancare la famiglia greca ci siano anche capitali sauditi. Non c’è al momento nessuna conferma che ciò avvenga. Anche se un’alleanza con i sauditi esiste già.

Il nome che lega la famiglia Kyriakou all’Arabia Saudita è quello di Karim Ben Salah, dal 16 luglio 2022 componente non esecutivo del Consiglio di amministrazione di Antenna Greece BV, holding olandese del K Group.
Karim Ben Salah è un pezzo grosso di Mbc Group, il conglomerato dei media saudita il cui pacchetto di maggioranza è nelle mani del fondo sovrano saudita Pif, gestito dal ministero delle Finanze di Ryadh per conto del governo.
In Mbs Group, Karim Ben Salah ha un ruolo importante, quello di responsabile degli investimenti. Nel 2022 il gruppo saudita ha rilevato per 248,81 milioni di dollari il 30% dell’olandese Antenna Greece BV, società madre indiretta di Antenna TV in Grecia e Makedonia TV.
La partita per il Gruppo Gedi sembra chiudersi. Ma non si esclude che, alla fine, spunti qualche altro investitore alternativo alla famiglia Kyrianou.
Il Cdr di Repubblica
Intanto il Cdr di Repubblica ha diffuso un duro comunicato. “Il Comitato di redazione di Repubblica – scrive la rappresentanza sindacale del quotidiano – esprime il proprio sconcerto di fronte alla conferma affidata alle agenzie da parte di un “portavoce di Gedi” della trattativa in corso per la cessione del gruppo: è la stessa azienda che, da mesi a questa parte e di fronte alle nostre reiterate richieste, ha sempre negato l’esistenza stessa di una trattativa. Ed è lo stesso editore John Elkann che nelle settimane scorse, di fronte alla proposta di un incontro delle rappresentanze sindacali delle testate del gruppo, si è negato”.
“Registriamo quindi una ennesima umiliazione nei confronti della redazione di un giornale che ha fatto e intende continuare a fare la storia di questo Paese, trattato come un ammennicolo su uno scaffale – prosegue il Cdr -. Da cinque anni e mezzo a questa parte abbiamo assistito alla scientifica distruzione di un gruppo editoriale, alla mortificazione della sua missione e infine alla continua negazione di questa realtà, cosa che non abbiamo mai smesso di denunciare”.
“Questo patetico balletto a ridosso dei 50 anni di storia di Repubblica – afferma il Cdr – è la (in)degna conclusione di un percorso di dismissione – economico, professionale, valoriale, etico – che non riguarda neanche solo Gedi. Di sicuro, come fatto sinora, non resteremo in silenzio a guardare l’orribile spettacolo che ci viene propinato”.





Lascia un commento