Cipro ha assunto dal 1° gennaio la presidenza di turno dell’Unione europea. Il “paradiso degli oligarchi” guiderà la Ue impegnata a sostenere l’Ucraina contro la Russia. Nonostante abbia fatto molti passi avanti e parecchie società degli oligarchi siano andate via dall’isola dopo le sanzioni occidentali, Cipro resta un paese particolare nell’Unione europea. È stato la porta d’ingresso attraverso la quale gli uomini d’affari vicini a Putin sono entrati in Europa e hanno nascosto i propri patrimoni miliardari. Ancora oggi nessuno sa quanti fondi degli oligarchi si nascondano a Cipro.
Sono stato nell’isola per scrivere uno dei capitoli del mio ultimo libro “Europa parassita – Come i paradisi fiscali dell’Unione europea ci rendono tutti più poveri”, pubblicato con l’editore Chiarelettere. Qui sotto riporto uno stralcio del capitolo che avevo intitolato – appunto – “Cipro, il paradiso degli oligarchi”.
Benvenuti a Limassolgrad
“Il sole di giugno comincia a illuminare gli edifici di piazza Agios Nikolaos in una Limassol ancora deserta. Un raggio di luce colpisce il vetro di una finestra sull’altro lato dello spiazzo e rimbalza per un istante sull’asfalto ai miei piedi. Sono le prime ore di un lunedì mattina e l’aria è ancora frizzante. Accarezza la pelle diffondendo una sensazione di benessere lungo il corpo. Durerà ancora per poco, perché con il passare delle ore la calura dell’estate prenderà il sopravvento arroventando le strade e le facciate dei palazzi. E allora, soltanto la brezza che arriva dal mare potrà alleviare il senso di stordimento creato dal caldo e dalla luce del sole.
La città fatica a risvegliarsi dopo una domenica di riposo sulle spiagge dal mare cristallino, le pietre bianche e i dehors dei bar e dei ristoranti che offrono cibo e bevande fresche al riparo dal sole. Qualche auto imbocca la piazza e gira intorno alla grande rotonda con una fontana circolare al centro e un prato che con l’avanzare dell’estate comincia a ingiallire. Sull’erba sono piantati alcuni cespugli e i cartelli stradali che segnalano la direzione di marcia rigorosamente a sinistra, retaggio della colonizzazione britannica nel paese.
Agios Nikolaos è uno snodo importante nella geografia urbana di Limassol, la seconda città di Cipro per numero di abitanti. A un chilometro dal lungomare, la rotonda smista il traffico in tre direzioni diverse ma soprattutto interseca la Makarios avenue, il lungo viale che abbraccia il centro della città ed è fiancheggiato da eleganti edifici residenziali, da centri commerciali e dai negozi dei grandi marchi della moda. La strada prende il nome dal primo presidente di Cipro, l’arcivescovo Makarios III, una figura ancora venerata nel paese a quasi cinquant’anni dalla morte perché era stato l’artefice dell’indipendenza dal Regno Unito nel 1960.

Sono fermo all’ombra di una palma all’angolo di una delle vie che si immettono nella rotonda dando le spalle al tribunale distrettuale di Limassol, una brutta costruzione lunga e bassa con un grande parcheggio ancora vuoto. Sulla cartina che ho aperto, Agios Nikolaos è cerchiata in rosso con una serie di frecce che partono dalla rotonda e si irradiano in diverse direzioni. Ho passato giorni a studiare la mappa della città e a identificare strade e numeri civici che voglio vedere personalmente.
Il risultato di quelle ricerche ce l’ho sotto gli occhi: una cartina piena di cerchi, di linee rette e di nomi di persone e di società. Ora che ce l’ho davanti – e nonostante quei nomi li abbia scritti io – la mappa che stringo tra le mani mi trasmette una sensazione di profonda inquietudine. Comincio a scorrere con gli occhi i nominativi che ho evidenziato racchiudendoli in rettangoli rossi. Sono decine e riempiono quasi tutti gli spazi della piantina ma, soprattutto, sono tutti nomi di cittadini russi.
L’elemento che inquieta di più è che non si tratta di persone comuni ma di oligarchi, miliardari e uomini politici del paese che il 24 febbraio 2022 ha invaso l’Ucraina. È l’élite della Federazione russa, da sempre omogenea al regime di Mosca. Anzi, ne è parte integrante. Tra di loro c’è anche il presidente, l’uomo più potente. Passo in rassegna alcuni dei nomi, ognuno collegato a uno o a più indirizzi della città: sono Vladimir Putin, Roman Abramovič, Ališer Usmanov, Oleg Deripaska, Vladimir Potanin, Andrej Mel’ničenko, Viktor Veksel’berg, Aleksej Mordašov, Eduard Khudainatov. Molti di loro hanno imprese, ville e yacht in Italia e quasi tutti sono stati colpiti dalle sanzioni degli Stati Uniti, dell’Unione europea e degli altri paesi occidentali per costringere il regime di Mosca ad abbandonare l’Ucraina. I loro beni – almeno quelli conosciuti – sono stati congelati. In un caso, quello di Putin, si tratta di una persona ricercata dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra.
La lista sulla cartina è lunga. Ancora nomi, società, indirizzi. Aveva ragione chi aveva ribattezzato questa città con l’appellativo di Limassolgrad così come per decenni, prima dell’invasione dell’Ucraina, Londra era diventata Londongrad. Ma cosa ci fanno decine di oligarchi russi in una cittadina di mare di 180.000 abitanti in un’isola a soli 70 chilometri dalla Turchia, a un centinaio dalle coste della Siria e a 260 chilometri dalla capitale libanese Beirut? Perché questi uomini del Mondo di Sopra che possiedono patrimoni di decine di miliardi di euro e sono abituati al lusso di Londra, di Ginevra e di Montecarlo hanno aperto centinaia di società in un paese così periferico e decentrato dell’Unione europea? In piazza Agios Nikolaos, nel centro di Limassol, queste domande acquistano un connotato particolare, grave e minaccioso.

Sollevo lo sguardo dalla mappa e mi guardo intorno. Alla mia destra metto a fuoco una grande costruzione composta da alcuni edifici di altezze diverse con decine di negozi al piano terra. Si chiama Maximos Plaza e in una di quelle torri, secondo il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, c’è la sede di una società che controlla due yacht utilizzati da Vladimir Putin. Mi volto verso sinistra. Dall’altra parte della strada c’è un edificio azzurro e bianco dove l’ex proprietario del club inglese di calcio del Chelsea, l’oligarca Roman Abramovič, ha collocato dieci trust che controllano il suo impero. I trust ciprioti sono particolarmente apprezzati dagli stranieri perché concedono ai non residenti un’esenzione fiscale completa: il reddito, le plusvalenze e le tasse sulla proprietà non vengono pagate. Lo stesso palazzo è stato scelto anche da un altro oligarca, imprenditore e politico russo esponente della destra ortodossa, Konstantin Malofeev, per impiantarvi una società.
Solo 180 metri separano gli uffici che gestiscono gli yacht utilizzati da Putin dal quartier generale dei trust del suo oligarca di fiducia, Abramovič. E 300 metri più in là, sulla Makarios avenue c’erano fino a poco tempo fa alcune «scatole vuote» di Vladimir Potanin, uno degli architetti delle privatizzazioni russe negli anni Novanta e oggi uno degli imprenditori più ricchi del mondo. Anche lui uomo di fiducia di Putin. Le società dell’oligarca, che secondo «Forbes» vale 24 miliardi di dollari, erano all’interno dell’Achilleos Building, un palazzo elegante e moderno che ospita una quantità imprecisata di imprese.
In una piccola area di Limassol si concentrano interessi che valgono decine di miliardi di euro tra società, trust, ville, yacht, aerei e chissà cos’altro ancora, perché ciò che si conosce delle proprietà degli oligarchi è soltanto la punta di un iceberg gigantesco che nasconde patrimoni immensi e ignoti, custoditi chissà dove nel mondo. Ecco perché questa piccola piazza di Limassol, del tutto anonima e così uguale ad altre migliaia di piazze del mondo, può essere il punto di inizio per comprendere meglio il ruolo che Cipro ha giocato negli ultimi anni nel mondo oscuro dei paradisi fiscali. Uno stato parassita che ha attratto come una carta moschicida una parte specifica e inquietante del Mondo di Sopra”…
(da “Europa parassita – Come i paradisi fiscali ci rendono tutti più poveri”, Chiarelettere, 2024)





Lascia un commento