Ce livre n’est pas en vente à Monaco, questo libro non è in vendita a Monaco. La frase che compare sulla quarta di copertina di “Monaco interdit. Main basse sur la Principauté”, pubblicato in Francia dall’editore Nouveau monde, colpisce quasi subito il lettore. Perché un libro che parla di Montecarlo non può essere acquistato nelle librerie del Principato? Basta leggere il nome dell’autore per comprendere il perché. Il libro è stato scritto da Claude Palmero, l’uomo che fino al 6 giugno 2023 era uno stretto consigliere del principe Alberto II di Monaco e che quel giorno è stato licenziato in tronco e accusato di aver tramato contro la famiglia regnante.

Dopo il licenziamento, Palmero – per più di vent’anni gestore dei beni dei Grimaldi – ha deciso di non chinare il capo. “Non posseggo yacht, non partecipo alle feste e ai divertimenti dei vip. Di una cosa però mi importa: del mio onore”, ripete a chi gli domanda perché non si sia ritirato in buon ordine.

Ecco, dunque, che Palmero non resta in silenzio e decide di contrattaccare e di denunciare per diffamazione lo stesso principe Alberto II. Che si oppone invocando l’immunità concessa ai capo di Stato. Il 4 febbraio, però, il tribunale di Nanterre, in Francia, ha emesso un’ordinanza che rappresenta un importante precedente. Ha respinto l’immunità invocata da Alberto II e ha stabilito che il principe può essere citato in giudizio da Palmero.

J’accuse

Il libro, che in italiano potrebbe essere tradotto con “Monaco proibita. Colpo basso nel Principato”, è un atto d’accusa che mira dritto verso Alberto II e dunque non stupisce che l’editore abbia deciso di non diffonderlo nel territorio monegasco, dove in questi giorni le librerie traboccano di copie dell’ultimo libro di Charlotte Casiraghi, nipote di Alberto II, “La felure”.

Il libro di Palmero racconta la sua verità sulla sua storia e sugli anni trascorsi al servizio prima di Ranieri III poi di Alberto II, fino all’esito finale e alla battaglia per far valere i suoi diritti e ripristinare l’onore macchiato dal suo licenziamento.

Al centro c’è il “Monacogate” una storia di quattrini e di colpi bassi, di avidità e di vendette mosse dal colossale business dell’immobiliare, l’oro nero di Montecarlo.

“Da un lato, interessi privati molto potenti, in particolare nel settore immobiliare, detengono una parte schiacciante della torta monegasca, pur rimpiangendo di non possederla interamente, e dispongono di numerose connivenze con le autorità che rilasciano i permessi di costruzione e le deroghe – afferma Palmero -. Dall’altro, cittadini, come me, che non fanno promozione immobiliare, non ambiscono ovviamente a intrigare per raccogliere le briciole lasciate dai potenti e non hanno il potere di concedere alcun permesso o autorizzazione. Quindi, da una parte coloro che operano in un’attività in cui la corruzione è ricercata, dall’altra coloro che non vi operano. A Monaco si lasciano tranquilli i primi (tra i quali si annidano normalmente corruttori e corrotti), mentre si perseguitano i secondi”.

Il Monacogate

La storia di quattrini e di avidità è cominciata alla fine del 2021, quando su un sito ospitato dalla piattaforma Substack sono stati pubblicati decine di documenti hackerati dalla posta elettronica di alcuni componenti dell’entourage di Alberto II e denominati “Les Dossiers du Rocher”. Sottotitolo: “Fughe di notizie e documenti su politici e imprenditori corrotti a Monaco”.

L’obiettivo, anzi gli obiettivi di questa campagna di veleni – insolita per Montecarlo – erano i quattro membri del “cerchio magico” di Alberto II: il suo capo di gabinetto Laurent Anselmi, il suo avvocato e amico d’infanzia Thierry Lacoste, il presidente del Tribunale supremo Didier Linotte e Claude Palmero. Il gruppo veniva definito con l’appellativo di “G4” o di “Gruppo dei quattro” e veniva accusato di aver tramato per condizionare i grandi appalti pubblici del Principato.

L’ex amministratore dei beni dei Grimaldi è stato da allora fermato e interrogato più volte dalla polizia monegasca ma ancora oggi non è mai stato incriminato.

L’obiettivo

“Per più di vent’anni – dice – ho lavorato nella più totale discrezione. Il silenzio era parte integrante della mia funzione. Ma dopo la mia brutale estromissione nel 2023 e la serie di attacchi giudiziari e mediatici di cui sono stato oggetto, ho ritenuto che questo silenzio non fosse più sostenibile. Questo libro è una risposta perché rivela la verità. Mira a ristabilire i fatti, a difendere il mio onore, ma soprattutto a far luce sul funzionamento di un sistema che ho cercato di cambiare dall’interno”.

E aggiunge: “Questo libro non è né un regolamento di conti, né un pamphlet. È una testimonianza documentata sugli abusi e le disfunzioni del potere monegasco, sul ruolo centrale del settore immobiliare nell’economia del Paese e sui meccanismi di opacità e di chiusura che ostacolano il prestigio del Principato. Racconto anche cosa succede quando si cerca di introdurre maggiore trasparenza ed equità in un sistema che, in qualche modo, chiude gli occhi sulla corruzione endemica”.

È soprattutto una testimonianza e un racconto personale, spiega Palmero, ma “al di là della mia storia personale, si tratta di una riflessione più ampia sulla concentrazione del potere, l’assenza di contrappesi e i rischi che questa situazione unica in Europa comporta per l’interesse generale”.

Risposta agli attacchi

L’ex gestore del principe racconta nel libro perché ha deciso di scrivere e di svelare alcuni aspetti della Montecarlo proibita: “Sono stato leale finché ho esercitato le mie funzioni, nel rispetto del quadro che mi era stato imposto. Gli attacchi deleteri, infamanti e ripetuti da parte del Palazzo a partire dal giugno 2023 mi hanno di fatto liberato dal mio obbligo di riservatezza. Oggi si tratta di esercitare un diritto fondamentale: quello di esprimermi per ristabilire i fatti e difendere il mio onore, quello di denunciare pratiche condannabili e contrarie all’interesse generale e alla reputazione del Paese”.

Solo “un’autentica trasparenza e il pieno ripristino dello Stato di diritto potranno riparare il Principato, che purtroppo ha perso il filo conduttore della visione promossa dal Principe al momento della sua ascesa al trono nel 2005. Oggi, il Principe farebbe bene a riprendere la sua visione di un tempo, in cui io credevo cosi come molti monegaschi”, chiosa Palmero.

La trasparenza

Scrivere questo libro – aggiunge – non è stata una decisione facile. “Ma alla fine ho capito che tacere avrebbe significato accettare una narrazione inventata e ingiusta che ha assunto la forma di una menzogna di Stato. Questo libro è quindi una presa di posizione ponderata. Il mio desiderio è più semplice, è che il Principato evolva verso una maggiore trasparenza, con contrappesi e regole chiare, a beneficio di tutti coloro che vi vivono e vi lavorano. Se questo libro potrà contribuire ad aprire un dibattito sereno e costruttivo sulla necessità di una trasformazione positiva del Principato, allora avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi. La sfida è riflettere sulle riforme e sugli adeguamenti che consentiranno al Principato di diventare uno Stato esemplare e di entrare pienamente nella modernità. Anacronismi e pratiche riprovevoli stanno trascinando il Paese verso il basso. Il Principato di Monaco ha però la capacità di diventare un faro, non solo per brillare, ma soprattutto per illuminare e attrarre. È necessario ritrovare la volontà e la strada da seguire”.

Nel libro, Palmero ripercorre i progetti immobiliari più importanti degli ultimi anni ma racconta anche i suoi stati d’animo e le sue sensazioni prima e dopo il licenziamento.

Il Principe

“La mia dedizione è stata estrema, nei confronti di un potente che alla fine sembra provare disprezzo per il suo servitore. Inconsciamente o meno, alla fine mi ha trattato come uno zerbino – afferma -. Il principe mi ha molto deluso e scioccato. Adora l’atmosfera sportiva, i comitati di accoglienza delle sale da ballo, gli eventi, essere circondato da donne e lasciarsi andare. Gli obblighi passano spesso in secondo piano. Ha deluso i suoi servitori leali e più fedeli, i suoi amici, i suoi ammiratori, i membri della sua famiglia”.

“Con il tempo – aggiunge -, ho capito che il principe non aveva né l’energia né la volontà di opporsi alle “forze oscure”. Di fronte a potenti interessi finanziari e al loro potere decuplicato dall’esplosione dei prezzi immobiliari, ha scelto la via più facile: piuttosto che affrontare il sistema, vi si è fuso. Monaco alla fine non ha avuto il riformatore che aspettava. Che peccato”.

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